Fare un’Italia nuova Questa campagna elettorale così ricca di eventi, incontri, iniziative e interviste, mi ha dato e mi sta ancora dando l’occasione di conoscere tante persone magnifiche che continuano a credere nelle potenzialità del paese. Dagli incontri con gli artisti, con i giovani e con le associazioni culturali emerge il desiderio di riappropriarsi di una cultura che sia vera, pura, incontaminata da “valini e veline”. Una cultura che sia in grado di restituire al paese la forza e la vitalità di cui ha bisogno per competere a livello internazionale. L’Italia, un paese che nasconde dietro ad ogni angolo un monumento, un’opera d’arte, non può considerare i finanziamenti alla cultura una spesa, in costo da tagliare, bensì un investimento in grado di raddoppiare gli introiti di un crescente turismo colto. Ieri pomeriggio ho incontrato un gruppo di artisti visivi che rappresentano le principali associazioni della capitale, impegnate da anni sui temi della visibilità e del mercato, sugli spazi espositivi e sulle normative che garantiscano il lavoro dell'artista. L'intento era quello di scambiare una serie di opinioni che sondassero le tematiche più assillanti e le condizioni in cui opera e vive l'artista in un'area metropolitana come Roma. La discussione è subito entrata nel vivo delle annose questioni, a partire dalla mancanza degli studi e della incomprensibile sordità delle istituzioni che, secondo gli artisti, possiedono patrimoni immobiliari vasti che spesso vengono lasciati al degrado. Si potrebbe, invece, affidarli ad artisti o ad associazioni interessate anche a creare attività di laboratorio rivolte al territorio. Insomma, non sono mancate le dolenze e le critiche ma chiarendo uno dei punti del programma elettorale, gli artisti hanno apprezzato l’idea di dare vita ad una rete di relazioni costanti, dandoci un appuntamento post elettorale. Si tratta di ricostruire delle identità collettive capaci di proposte e progetti che siano di supporto all'azione dei parlamentari. Troppo spesso si é ad un passo dall'approvazione di una legge ma, mancando quella spinta di opinioni che ne acceleri la conclusione, si passa così sempre a qualcos’altro che appare più urgente. Le condizioni in cui vive oggi l'artista, senza tutele e senza garanzie, sono senz'altro da migliorare con strumenti normativi, ma bisogna lavorare sodo e a lungo perché non si sfaldi quel tessuto tra operatori della cultura e rappresentanti politici. Più che mai oggi dire cultura, nella sua declinazione plurale di culture, é dire politica, richiamandola alle sue responsabilità. Un chiarimento che é stato ben condiviso dagli artisti che, proprio nella creazione di un movimento che sia di opinione e di tendenza, pensano di potere riconquistare il ruolo di costruttori di valori per "elevare la qualità dell'esistenza".
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