
A Sinistra dì
Gasbarra
L’elezione del segretario del Partito Democratico del Lazio è un’opportunità straordinaria per rilanciare l'iniziativa programmatica e il nostro impegno.
E’ un’occasione, che simbolicamente va ben al di là della scadenza. Assomiglia ad “un’elezione di mezzo”, ad una verifica dello stato dell’arte.
Rispetto al congresso nazionale dell’autunno del 2009 è come cambiato, per l’ennesima volta, il mondo. Sul serio. La crisi economica e finanziaria è ad un punto drammatico; così la crisi sociale. E' finito il ciclo berlusconiano (politicamente, non come vasta e capillare sottocultura di massa), ma è iniziato un periodo a guida tecnocratica: come se il capitalismo non avesse più bisogno della mediazione istituzionale. I tagli delle risorse pubbliche hanno reso drammatica la vita delle autonomie locali; disoccupazione e precariato sembrano l’antropologia della postmodernità.
Il tutto si cala in una stagione segnata dalla violenta perdita di credibilità e di autorevolezza della Politica intesa come autonoma sfera democratica e relazionale. I costi della politica, indubbiamente spropositati ed eccessivi, sono il capro espiatorio di un attacco in profondità, volto proprio a mettere in causa il tema della rappresentanza. Ciò non significa che il ceto politico sia innocente o solo parzialmente colpevole. Anzi. Le risposte alle polemiche sono state difensive e del tutto insufficienti, con l’effetto di confermare piuttosto che contraddire l’idea della ‘casta’. Perché non si mette in discussione ‘da sinistra’ la versione rozzamente partitica della politica, sopravvissuta alla crisi dei partiti di massa? Perché non si riprende il capitolo della parte migliore delle nostre tradizioni sulla "questione morale"?
Il partito democratico è in affanno. Riesce sì a definire una linea di condotta per l'immediato con il necessario e leale sostegno al governo presieduto da Mario Monti. Tuttavia, non riesce a definire con chiarezza la prospettiva. E, cioè, quale modello sociale alternativo si propone al paese per non subire una globalizzazione senza regole che, anziché ridistribuire le risorse con equità, al contrario aumenta le ingiustizie e le disuguaglianze. Così come è in affanno nella vita democratica interna, risultando troppe volte una federazione di correnti, essendo per di più queste ultime assai sfasate rispetto al loro tempo di coltura. Oggi si impone una svolta: un partito della sinistra moderna e un’organizzazione aperta e inclusiva.
L'era digitale supera la personalizzazione insita nella forma discorsiva dei media classici. Con la caduta di Silvio Berlusconi cade anche il predominio della televisione generalista, con i suoi riti e i suoi stili, decisivi nel plasmare i modelli comunicativi dei partiti dell’ultima fase: personalizzati, mediatizzati, oligarchici.
Il PD, se vuole guardare al futuro, deve essere in grado di costruire un dibattito politico interno che vada oltre gli steccati dei confini nazionali, ormai incapaci di dare risposte esaustive ai grandi cambiamenti della globalizzazione (economia, ambiente, lavoro, democrazia, pace, ecc) che toccano tutti noi. Come dimostrano i continui vertici internazionali, solo con azioni concordate, almeno a livello europeo, si riuscirà ad impostare politiche in grado di reagire alla crisi e di salvare l’Euro. Solo con misure come l’introduzione di EuroBond per gli investimenti o della Tobin Tax, in quanto strumento comune europeo di tassazione delle speculazioni finanziarie, si riuscirà forse a limitare i debiti nazionali. In definitiva, più Europa e non meno Europa. Più rapporti con il socialismo europeo e meno illusorie scorciatoie moderate e neocentriste. Solo con la creazione in prospettiva di un governo europeo dell’economia, passo essenziale verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, si riuscirà a riformare la democrazia europea e, dunque, a dare rilevanza reale alle scelte politiche ai cittadini. Questi sono temi che il Pd Lazio - per le parti di sua competenza -dovrà essere in grado di affrontare, dotandosi di strumenti organizzativi specifici che permettano il loro approfondimento, nonché lo studio di un migliore sfruttamento delle opportunità di finanziamento strutturali per lo sviluppo, la crescita culturale e professionale che l’Unione europea offre alla nostra regione. Opportunità che, invece, spesso sono sprecate. In tale quadro, la consultazione degli iscritti e dei cittadini - su specifici temi programmatici e non solo sui candidati da eleggere - può aiutare a ridare slancio non solo al PD, bensì all'intero sistema democratico e rappresentativo.
Le Primarie del Lazio sono, quindi, un’occasione davvero importante per chiarire l’asse del discorso, le prospettive. E’ velleitario? Forse. Tuttavia, non è certo meno astratto parlare di partito a fronte di un commissariamento durato un anno e mezzo, pur egregiamente interpretato da Vannino Chiti.
Con tutto il rispetto per le altre candidature, riteniamo importante sostenere la proposta di Enrico Gasbarra, per tre ragioni: l’esperienza di direzione e di presenza nelle istituzioni che lo contraddistingue e che risulta indispensabile per intervenire in corsa, di corsa nella crisi del partito; la credibilità di cui gode pure all'esterno di noi; la dimostrata insofferenza verso un partito schiacciato dalle logiche correntizie. Ma il nostro è - nella lealtà e nella trasparenza - un appoggio critico e autonomo, una scintilla per riaccendere il fuoco del progetto e della militanza. E’ un messaggio agli iscritti e simpatizzanti. Il Pd ha bisogno di una nuova partenza, di un nuovo PD.
Il Lazio è un banco di prova cruciale, per la centralità che assume nel villaggio globale, per essere la regione di Roma e nel suo insieme uno dei calchi originari dell’umanità. Oltre a costituire, per quello che vale, il 20% circa del Pil nazionale.
Al voto ci presentiamo con alcuni spunti dirimenti, non un programma compiuto. A quest'ultimo ha pensato Enrico Gasbarra con un documento largamente condivisibile. Da noi alcuni ‘germi’ identitari, improntati all’idea di una Regione come bene comune, come luogo reale e non un “non-luogo” fittizio.
1. Liberalizzare non vuol dire privatizzare. Con i referendum del 12 e 13 giugno 2011 i cittadini hanno scelto l’acqua come bene comune. L’acqua è vita e come tale deve essere di tutti e a portata di tutti. Non può e non deve essere privatizzata. Così come non vanno privatizzati i servizi - e tra questi i trasporti - preda indifesa di un capitalismo rapace senza capacità produttive.
2. La pace come elemento fondamentale per caratterizzare una vera politica internazionale, focalizzata su di un sistema cooperativo e aperto. Da Roma, fulcro delle religioni, e dalla sua regione, il messaggio deve venire con particolare intensità. Dobbiamo avere il coraggio di sostenere la conclusione della missione in Afghanistan, come pure la cancellazione dell’assurda spesa per gli aerei F35. La pace è sinonimo di cultura e sviluppo, anche economico. La Regione Lazio come modello di solidarietà, pace e cooperazione internazionale.
3. Reddito di cittadinanza. Uno strumento di azione per lo sviluppo non solo economico ma anche sociale della nostra regione può essere l’introduzione di una misura già presente in molti altri stati europei: il reddito minimo di cittadinanza. In Italia è assente una legge nazionale sui livelli essenziali delle prestazioni da garantirsi in materia di reddito minimo sul territorio nazionale. Si potrebbe, dunque, riproporre la sperimentazione che la scorsa giunta della Regione Lazio aveva adottato con successo. La legge regionale sul reddito minimo garantito, resa operativa per un solo anno con circa 10.000 persone che vi hanno avuto accesso e ben 120.000 domande, ha dimostrato una diffusa richiesta di tutela dei minimi vitali. Tale meccanismo regionale deve essere adeguatamente rifinanziato, consentendo almeno alle aree più esposte e più colpite dalla crisi di soddisfare i bisogni più urgenti. Inoltre, la Regione Lazio si dovrebbe adoperare nelle sedi opportune affinché sia approvata una legge nazionale sul reddito minimo che garantisca anche per i cittadini italiani il diritto fissato, per tutti i cittadini europei, dall'art. 34 della Carta di Nizza dell’Unione europea, ovvero quello di condurre una vita dignitosa. Così facendo, la Regione Lazio potrebbe ergersi come territorio virtuoso e modello per altre amministrazioni regionali e darebbe l’occasione al PD Lazio di svolgere una battaglia sociale di civiltà.
4. Il lavoro, i lavori. Siamo di fronte ad un attacco senza precedenti al diritto del lavoro. Nel Lazio non si contano le attività e le aziende in crisi. La cassa integrazione e gli strumenti della mobilità non sono più in grado di reggere l'urto di chiusure, riconversioni, delocalizzazioni, esternalizzazioni. Le recenti nubi che si sono addensate anche sulla Fiat di Cassino aggravano pericolosamente il già compromesso quadro occupazionale. L’offensiva contro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo la vicenda già dura e dolorosa delle pensioni, è clamorosa. Il tavolo governo-confederazioni sindacali ci dirà la verità sulle reali intenzioni dell'esecutivo. E' certo, però, fin da ora che senza sviluppo la regione pagherà la crisi come l'Italia. La Polverini e Gianni Alemanno hanno fallito e non sono in grado di tenere il passo con i cambiamenti che la situazione richiede. A noi il compito di riprendere il cammino di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.
5. Ripartiamo dalla scuola, dai saperi e dalla formazione. Al passo con l'innovazione e con la società della rete. L'asse scuola-formazione-ricerca va ripristinato dopo gli orrendi disastri della Gelmini. Al governo centrale il compito della programmazione, dell'indirizzo generale e del controllo, al territorio la possibilità di plasmare, aggiornare e tenere in stretta relazione l'intera filiera della conoscenza.
6. Laicità e diritti. Contro ogni fondamentalismo. Una Regione plurale e democratica. Uno spazio delegato alla costruzione di una nuova società che rispetti culture, idee e pensieri.
7. La rappresentanza di genere. La presenza femminile negli organismi istituzionali e in particolare nei luoghi decisionali continua ad essere esigua, spesso relegata in quei settori della vita pubblica tradizionalmente considerati “femminili” come la scuola, la famiglia e i problemi sociali. Un recente studio elaborato dall'Università di Stoccolma e da International Idea (Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale), che ha monitorato le "quote rosa" e la partecipazione attiva e passiva delle donne all'attività politica nei paesi del mondo, ha evidenziato il nostro forte ritardo nelle politiche di genere. E’ sorprendente come siamo collocati nella classifica stilata: l’Italia è preceduta da paesi all'apparenza meno avanzati dal punto di vista della cultura politica: siamo dopo Costa Rica, Nicaragua e Mozambico; appena prima della Repubblica Domenicana, ma dopo l'Uzbekistan. Bisognerebbe imporre regole rigidissime in fatto di quote rosa.
8. La lotta a tappeto, incessante contro la criminalità. Contro l’emarginazione delle periferie, veri e propri ‘non luoghi’. Ripartire dalla periferia come luogo di aggregazione e di incontro culturale. Rivalutazione delle aree dismesse per aggregazione culturale. Porre la cultura alla base dello sviluppo – anche economico - della Regione. La crisi economica sta mostrando il suo volto peggiore. L’aumento delle disparità alimenta una profonda lacerazione del tessuto sociale, divenendo concausa di un incremento della criminalità, soprattutto nelle grandi aree urbane, con un inevitabile aumento della paura e dell’insicurezza. Sono diverse le statistiche che registrano una crescita della criminalità, come ad esempio quella elaborata dalla Confesercenti di Roma, dove si evidenzia un incremento dell'11% delle rapine nel 2011, un sensibile aumento delle aggressioni ai danni di piccoli esercenti ed un 10% dei commercianti costretti a pagare il pizzo, ossia circa 6.000 persone nel solo Lazio. La ricetta usata dalla destra, con l’inasprimento della repressione non sta curando la malattia, perché la politica dei tagli lineari praticata dal precedente governo ha colpito duramente e indiscriminatamente le spese sociali, fungendo da moltiplicatore del disagio sociale. Lo strumento migliore di "contrasto" è rappresentato certamente dalla ripresa economica, dall’investimento nella cultura della legalità e da un nuovo modello di stato sociale, in grado di razionalizzare e concentrare le risorse pubbliche disponibili, ma anche quelle economiche ed umane provenienti da imprese, organizzazioni non profit e associazioni dei cittadini, al fine di far ripartire l’ascensore sociale ancora fermo. Per troppo tempo ci si è dimenticati di combattere efficacemente la grande e piccola criminalità, malgrado quest'ultima riesca ad imporsi sempre più in diverse realtà della nostra regione. Il ritorno alla legalità deve diventare la priorità del Partito democratico del Lazio, combattendo l’illegalità anche al suo interno là dove dovessero emergere zone grigie, applicando con fermezza il codice etico di cui si è dotato.
9. La difesa del territorio e del paesaggio. Le discariche. Cultura e ambiente. Due temi fondamentali per uno sviluppo sostenibile. La difesa del territorio anche – e soprattutto - per le generazioni future. Raccolta differenziata, green economy, energia solare, tutela e sviluppo di zone verdi. L’ambiente come sinonimo di rispetto e difesa del territorio.
10. La mobilità e i trasporti locali. Per una Regione pulita, verde, dove si lavori per una riduzione costante del traffico attraverso un lavoro capillare sul trasporto locale. Aumento delle linee degli autobus, giornate verdi, ampliamento delle piste ciclabili.
11. Le culture e l’informazione libere, contro ogni bavaglio. La cittadinanza digitale e open-data. Rendere open le amministrazioni locali: trasparenza, accessibilità, aumento dell’efficienza amministrativa e dell’innovazione socio-economica per accrescere la partecipazione delle persone e la fiducia reciproca nelle istituzioni. Una nuova legge regionale per il cinema, l'audiovisivo e lo spettacolo dal vivo. Rilancio di Cinecittà. Fondo regionale per il finanziamento della creatività digitale. Valorizzazione delle emittenti locali.
12. L’anagrafe contributiva degli eletti e le primarie come metodo di scelta dei candidati, a cominciare dai parlamentari. Più democrazia interna, coinvolgimento stabile degli iscritti, anche attraverso la rete.
13. La costruzione di un programma alternativo per mobilitare i cittadini, ivi compresa la cessione di parte della sovranità alla società civile. Una sorta di “Wikicrazia”.
14. Convocazione di un tavolo permanente con gli stakeholder della società civile.
La regione non è, diviene. E’ il luogo dei territori, è il soggetto di un possibile nuovo modello di sviluppo, sostenibile e policentrico. E il territorio è l'essenza della Politica.
Primi firmatari
Vincenzo VITA, Paolo ACUNZO, Giovanni ARNONE, Francesco AVALLONE, Luigi AURIUSO, Saverio AVVEDUTO, Maurizio BARTOLUCCI, Gianni BORGNA, Umberto CACCIOPPI, Stefano CAPONI, Roberto CECCARELLI, Stefano CORRADINO, Francesca CUSUMANO, Giulio D’AMICO, Aldo D’AVACH, Simona DAVOLI, Anna Rita DE CAVILLI, Enzo DE CAMILLIS, Paolo DE NARDIS, Lino DE SERIIS, Santo DELLA VOLPE, Carla FRANCESCHELLI, Enrico GAZZANO, Viviana GERANI, Roberto GIROMETTI, Serena GRANDICELLI, Stefano LA RICCIA, Bianca LA ROCCA, Anna Maria LIBERATI, Livia LIBERATORE, Canio LO GUERCIO, Francesco MARCHITELLI, Daria MASTRANTONIO, Elio MATARAZZO, Silvana MATARAZZO, Paolo MENGOZZI, Michele MEZZA, Daniela MONTEFORTE, Laura MESCHINI, Francesca NERONI, Anna PAGLIALONGA, Marisa PANETTA, Alberta PARISSI, Danila PENNACCHI, Daniela POGGI, Eduardo RICCIARDELLI, Giovanni ROSSI, Barbara SALVI, Maria SANDIAS, Ettore SCOLA, Lina SERGI, Maria Francesca SERPE, Massimiliano TORRE, Maria VENEZIA, Corrado VOLPICELLI
Per adesioni:
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02/02/2012