
Se non fosse che in gioco è il destino di tantissimi precari, l'uscita odierna dell'on. Gelmini sulle proteste 'strumentalizzate' potrebbe essere archiviata come una boutade tardo-estiva.
Non è che un operaio, finché la sua fabbrica non chiude, non possa esprimere preoccupazione, anche manifestando, per il suo futuro. Non si capisce dunque la strampalata richiesta della Gelmini secondo la quale i precari devono stare zitti e buoni almeno fino a quando non saranno sicuri di essere licenziati, in caso contrario sono solo degli attivisti di parte. Questa non è dialettica politica e sindacale, al massimo - è filosofia aziendalista, molto cara al suo presidente del Consiglio.
Ma la scuola non è un'azienda. Un bene di tutti.
02/09/2010