
Bene ha fatto ‘la Repubblica’ a tenere vivo il dibattito pubblico sulla vicenda fiscale della Mondadori. Numerose voci autorevoli di scrittrici e di scrittori che pubblicano con la casa di Segrate hanno ripreso il tema etico posto con nettezza da Vito Mancuso. Tralasciamo qui gli aspetti giudiziali dell’argomento, ancorché sia difficilmente dimostrabile la sicurezza del gruppo di essere nel giusto, vista la tenacia militante e ossessiva con cui governo e maggioranza hanno perseguito l’intento di inserire nell’ordinamento un comma ‘ad aziendam’. Piuttosto, si tratta di mettere in evidenza la clamorosa epifania del ‘conflitto di interessi’, arrivato ormai a soglie persino impreviste e imprevedibili da chi, come diversi di noi, da tempo ha cercato di porre l’abnormità della questione. Rimasta colpevolmente nel cassetto in altre stagioni e ora rinchiusa nei poteri quasi assolutisti esercitati al riguardo dalla destra berlusconiana. Il controllo proprietario dei media è il cemento dell’attuale coalizione di governo, pur così indebolita. E il cinismo di questa ultima (in ordine di tempo) storia sta nel fatto che nello stesso tempo venivano stracciati gli emendamenti – bipartisan, peraltro - che ripristinavano il ‘Fondo dell’editoria’. Cento testate rischiano ora di morire, e ottomila giornali non profit o locali pure, vista la parallela soppressione delle tariffe agevolate. Fogli e radio o televisioni estranei al ‘conflitto di interessi’ abbandonati a loro stessi. ‘Mors tua vita mea’. Chiameremo il governo a rispondere nelle aule parlamentari di tutto ciò. E magari saliremo su qualche tetto. Il troppo è davvero troppo.
23/08/2010