
L’importante e utile iniziativa del ‘Ferragosto nelle carceri’ non può rimanere una vampata estemporanea. Le voci critiche, a partire da quelle del sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), troverebbero altrimenti ulteriori argomenti.
Dobbiamo, invece, trarre spunto da questa esperienza delicata politicamente e angosciante umanamente, per riprendere dalla via maestra delle aule parlamentari le proposte adeguate. Dalle doverose interrogazioni ai veri propri progetti di legge - depenalizzazione dei reati minori , un vero piano per la scuola e il lavoro nei luoghi di detenzione. Insomma, dalle leggi ad personam (per i potenti) alle leggi per le persone che soffrono. Da ricostruire nei loro diritti di cittadinanza, dopo la riabilitazione. Non momento di tortura, bensì di recupero alla società, come scrive la Costituzione italiana.
Insieme alla delegazione radicale composta da Deborah Cianfanelli, della direzione di Radicali Italiani e da Aldo Signori dell’associazione radicale della Spezia “Mario Tarantino”, si è potuto visitare le case circondariali della Spezia , di Chiavari (insieme Walter Noli, del comitato nazionale di Radicali Italiani) e di Massa (insieme a Carlo Del Nero, segretario dell’associazione radicale di Massa).
Le valutazioni conclusive di questo “tour” ferragostano sono , dunque, quelle di uno stato di significativa illegalità nel quale versano gli istituti di reclusione. Spicca in particolare la situazione di sovraffollamento del carcere di Chiavari (in provincia di Genova), dove detenuti con pene definitive continuano ad essere costretti a vivere in celle con la ‘settima’ branda, in condizioni inumane, tanto che qualsivoglia organismo di giustizia internazionale potrebbe riconoscere lo stato di vera e propria tortura.
Lo stesso problema continua ad esistere nel carcere della Spezia, anche se limitato alla sezione "ex alta sicurezza", non ancora interessata dal restauro che ha invece complessivamente migliorato in modo determinante la condizione della struttura.
Anche il carcere di Massa, pur essendo una struttura ben attrezzata, ricca di spazi ricreativi e di laboratori per tessitura, sartoria, carpenteria, ancorché non sfruttati appieno dal punto di vista di un possibile impiego lavorativo, soffre del grave problema del sovraffollamento, condizione che lede qualsiasi diritto costituzionale, in primis quello alla salute. A Massa, a differenza delle altre strutture visitate, il problema è lievemente attenuato dalla prassi delle cosiddette “celle aperte”.
Persiste pertanto, nell'insieme, il problema di una illegalità di fondo, problema che non può continuare ad essere tollerato a lungo.
Gli istituti di pena sono per questo motivo centri di pena vissuta come espiazione, quasi una vendetta sociale, e di conseguente imbarbarimento, mentre dovrebbero rispondere alla finalità di rieducazione e di reinserimento nella società.
Solo l'impegno, talvolta ai limiti della devozione, con cui gli agenti di polizia penitenziaria, i direttori, gli educatori e tutta la comunità carceraria svolgono il loro lavoro, consente ogni giorno di scongiurare il peggio.
L’iniziativa "Ferragosto in carcere" può e deve servire non solo da strumento di denuncia di una situazione di fatto alla quale ormai in troppi si sono rassegnati, bensì come strumento per porre le basi di un lavoro costruttivo trans partitico, che possa porre fine a quest’onta allo stato di diritto che ancora si proclama esistente in Italia.
Secondo Vincenzo Vita e Deborah Cianfanelli, è opportuno , inoltre, intervenire subito nelle aule parlamentari anche battendosi perché nella prossima legge finanziaria vengano aumentati i fondi destinati alle amministrazioni penitenziarie. La mancanza di fondi, di strutture idonee e di personale è, infatti, tra i più urgenti problemi del mondo carcerario, dal quale molti altri ne discendono a cascata.
23/08/2010