La Rai e la vecchia maggioranza politica che non esiste più

Vincenzo Vita Vincenzo Vita Vincenzo Vita Vincenzo Vita

La Rai e la vecchia maggioranza politica che non esiste pił

Le nomine di Maccari e Casarin, la chiusura degli uffici di corrispondenza, la caparbietà del dg Lorenza Lei.

In questo momento la Rai risponde a una vecchia maggioranza politica che non esiste più, a un clima che nel frattempo è cambiato.

Io spero in un ripensamento dell'ultima ora, altrimenti si apre davvero un'altra fase: saremo i primi a chiedere l'apertura di una crisi, a chiedere a gran voce la riforma dei vertici Rai, a lanciare una raccolta di firme.

Alla vigilia del Cda annuncio battaglia: io sono ottimista, la speranza è l'ultima a morire. Ma o il direttore generale rivede le sue idee, o si apre una fase nuova. Ne faremo un tormentone.

La Lei ancora ieri ha cocciutamente ribadito le sue scelte: il contratto, ancorché in pensione, a Alberto Maccari e la Tgr affidata a Alessandro Casarin. Inoltre, ha risposto picche su tutte le giuste proteste legate alla chiusura degli uffici di corrispondenza all'estero. Sono stati chiusi senza ragione e controcorrente rispetto al fenomeno della globalizzazione.

Sulla politica del direttore generale penso che dietro ci sia un patto pregresso con Berlusconi e Bossi, con la vecchia maggioranza politica che non c'è più in Parlamento, né nel Paese. Il modo di procedere segue la stessa routine, gli stessi stili e volgarità dell'era berlusconiana. Altrimenti non si spiegherebbe questa pervicacia.

Inoltre, vorrei sottolineare un'altra bizzarria: la Lega fa una campagna contro il pagamento del canone Rai e cosa ottiene? Che una persona da sempre vicina a loro, come Maccari, venga premiata con la direzione del Tg1.

Oggi nel Cda puo' succedere  che la Lei ci ripensi e si avii un'istruttoria diversa, altrimenti si apre un grave vulnus con tre conseguenze.

La prima riguarda i consiglieri indicati dal Pd. Loro decidono in autonomia, è ovvio, ma resteranno lo stesso al loro posto? Io sto alle parole molto impegnative di Garimberti e di Rizzo Nervo, vedremo.

La seconda conseguenza è che si crea così un clima conflittuale, molto aspro, in un'azienda con mille difficoltà, pure di bilancio.

La terza è che si aprirebbe, in maniera drammatica e urgente, il tema di riformare la fisionomia della Rai: un'azienda di servizio pubblico così dipendente dalle parti politiche non puo' andare avanti.

Dobbiamo mettere in crisi il gruppo dirigente, quindi non rinnovare il Consiglio con le vecchie regole, aprendo la crisi della governance dell'azienda.

Infine, mi chiedo: che farà il consigliere-deputato Verro? Avrà il buon gusto di non partecipare alla votazione? E' vero che uno lo stile ce l'ha o no, non è che se lo dà di punto in bianco. Ma quella di Verro è un'incompatibilità secca, palese.

Per quanto riguarda la Tgr vorrei osservare che è un organo tra i più complessi, che richiede una fisionomia diversa: non si puo' essere troppo legati a una parte politica.

Sul Tg1 non mi permetto di dare giudizi, ma potrei fare i nomi dei direttori che ho conosciuto negli anni e chiede a Maccari se si sente di dire che è in quella linea lì.

Certo, si puo' obiettare che viene dopo Minzolini, quindi... Ok, ma il clima politico in Italia è diverso, è cambiato: se il Tg1 è lo specchio della realtà italiana da sempre, la nomina a maggioranza del direttore risponde a questo nuovo clima? 

Vincenzo Vita

 

 

31/01/2012

 

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