
Riferisce alla Commissione il senatore VITA (PD), il quale segnala che anche in materia culturale l'Europa suggerisce di unificare i diversi programmi attualmente operanti in maniera piuttosto disaggregata (Cultura, Media, Media Mundus) per realizzare, a partire dal settennio 2014-2020, sinergie e razionalizzazioni.
La proposta del programma "Europa creativa" nasce del resto da una comunicazione della Commissione europea in data 29 giugno scorso, che ha a sua volta fatto seguito ad un'ampia consultazione secondo la prassi comunitaria. L'indicazione unanime, riferisce il relatore, è stata nel senso della integrazione delle diverse misure in un unico programma, capace di dare maggiore organicità all'intervento. Complessivamente, la dotazione finanziaria è pari a 1,8 miliardi di euro che certamente non sono molti se si considera l'arco temporale e l'elevato numero dei Paesi membri. Va tuttavia registrato con favore che, rispetto alle dotazioni precedenti, si riscontra un aumento del 37 per cento. Il programma prevede peraltro una ripartizione dell'ammontare complessivo nelle diverse sezioni in cui esso si articola: alla sezione transettoriale (che riguarda tutti i settori culturali e creativi) è riservato il 15 per cento del totale, alla sezione Cultura il 30 per cento e alla sezione Media il 55 per cento.
Dopo aver espresso apprezzamento per l'obiettivo generale del programma, consistente nella protezione e promozione della diversità culturale e linguistica europea, il relatore pone tuttavia l'accento sul rilievo assunto da parametri di carattere meramente quantitativo, che - in un'ottica un po' troppo statistica - rischiano di far perdere di vista il riconoscimento della qualità e della creatività. Egli informa poi che il programma è destinato a finanziare almeno 300 mila operatori culturali, un migliaio di film europei, 2.500 sale cinematografiche, nonché la traduzione di oltre 5.500 opere letterarie. Complessivamente, il pubblico raggiunto dalle iniziative afferenti al Programma sarà di circa 100 milioni di persone, anche se al riguardo il relatore manifesta alcune perplessità stante l'esiguità della cifra totale disponibile.
Egli lamenta poi che il Programma rischi di trovarsi piuttosto isolato nel panorama europeo complessivo, nel quale non è consueto il riconoscimento della creatività. Piuttosto, prevalgono meccanismi automatici che non premiano la qualità culturale. Occorre invece rammentare che i beni immateriali, come la ricerca, la formazione, la cultura, la comunicazione, rappresentano il cuore stesso del motore di sviluppo ed in tal senso dovrebbe dirigersi lo sforzo comune europeo.
Il relatore si sofferma indi sull'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA), chiedendo un chiarimento in ordine ai suoi componenti e ai parametri di valutazione applicati. A suo giudizio, è infatti indispensabile spezzare ogni forma di omologazione e valorizzare professionalità fuori dal coro, capaci di apprezzare i linguaggi ibridati tipici della nostra epoca. In caso contrario, vi è a suo avviso il rischio che lo stanziamento già esiguo del Programma finisca per finanziare una cultura standardizzata incapace di fare da traino alle attività produttive.
Con riferimento all'audiovisivo, egli rileva poi criticamente come il Programma Media Mundus, ad esso dedicato, sia stato finora una semplice "costola" del più ampio Programma Media, nonostante la centralità del settore.
In conclusione, esprime un giudizio positivo sul programma "Europa creativa" che, con alcuni aggiustamenti e precisazioni, può senz'altro rappresentare un utile strumento di cooperazione culturale.
18/01/2012